sabato 22 marzo 2008

Il profumo di lei....


Nella luce del giorno, che sorgeva stanco sui ciottoli ancora umidi, ero immerso nei miei pensieri, nel dolce ricordo di lei. La sera prima al pub del lido, avevo conosciuto Manuela, ragazza molto bella e con un modo di guardarmi che aveva risvegliato in me l’eros di un tempo; ci siamo scambiati sguardi intensi, e ogni gesto veniva accompagnato da sussurri e ammiccamenti che avevano il gusto della complicità. Alla mia domanda: ma tu ami guardare i gabbiani in volo? Manuela rispose: a volte, dipende dal mio stato d’animo!La sua risposta rivelava la personalità multiforme di cui era dotata, e l’intima solitudine che a nessuno appariva tale, ma che io avevo colto con gli occhi dell’anima e la sublime essenza del sentimento. Fui subito carpito dalle parole, dalle forme e dai comportamenti gestuali di lei, nel modo in cui una preda viene accerchiata e fatta sua da un rapace, volutamente e dolcemente assuefatto al suo profumo e alle circostanze che avevano indotto questo incontro. Tra un aperitivo e l’altro avemmo avuto modo di conoscerci e passare tutta la sera in compagnia, parlando della casualità che ci aveva collocato in quel posto alla stessa ora, un segno del destino che bacia le persone ignare e predestinate a vite silenziose. Mi venne accanto, poggiando le sue mani sulle mie spalle, sembrava felice della mia presenza, il suo sorriso regale mi aprì il cuore, regalandomi istanti di una bellezza assoluta e indimenticabili. Questa sua tenerezza sconvolse ogni ragionevole idea, i miei gesti meccanicamente avvenivano senza un controllo preciso, poiché il mio cervello era in preda a visioni celesti aventi come obiettivo principale Manuela. Quando i miei sfoghi verbali toccarono il sentimento, e le mie parole pronunciarono dolcemente il suo nome, ella si avvicinò ancora e mi baciò sulla guancia, il suo viso sfiorò ogni possibile antro della mia anima con una sensualità che mi era sconosciuta fino ad allora, ma segno che il nostro incontro aveva coinvolto le sfere più personali delle nostre coscienze. Ad un certo momento nel lasciare il pub, spinto da una strana euforia, mi lanciai in un solenne invito per il giorno dopo: Che fai domani? Perché non ci vediamo in spiaggia? La mia non era una richiesta insensata, infatti Manu soggiornava in un residence vicino al lido Awaja, dove io ero solito fare il bagno assieme a mia sorella Gaia e a mio fratello Filippo. Non rispose subito alla mia domanda, ci pensò qualche secondo, e poi con un timido sorriso disse: perché no! Vengo certamente, Alessio tu aspettami, verso le dieci vengo al mare. E’ stata la notte più lunga della mia vita, certo ho 36 anni, ma non avevo provato mai le emozioni che mi dava Manuela alla sola vista; nell’immagine sua ancora presente nella mia mente sfumavo le altre cose, anche la brezza mattutina che colpiva il mio viso svegliandomi dal torpore del ricordo. Oggi è un giorno nuovo, tra qualche ora rivedrò lei e non sto nella pelle, quanti sfondi e quante domande, orizzonti di conchiglie e sabbia, ombrelloni e pedalò, il sole che scalda i corpi immersi nell’acqua sulla battigia brulicante di gente e di grida di bambini giocosi. Il mare ha sempre incarnato la mia voglia d’estate, assieme ai ricordi piacevoli delle ragazze conosciute tra un bagno e un gelato, alle innumerevoli ammucchiate dietro le barche dei pescatori o dietro i gazebo del lido: cos’è l’estate senza il mare e le ragazze? Questo desiderio mi percuote le meningi nell’attesa che arrivi Manuela, non voglio pensare a cosa dirle o a come comportarmi, in questi casi la spontaneità costruisce sempre momenti unici, che a differenza non sarebbero tale se pianificati in precedenza. Mi sdraio sotto l’ombrellone, in lontananza osservo tre ragazze in costume che a circa duecento metri camminano sulla battigia immergendone i piedi nell’acqua; non faccio caso alle loro silouette ma osservo solo le bellissime gambe che con fare simultaneo e armonico avanzano alternandosi sulla sabbia. Provo a ascoltare la radio per passare il tempo, sarà il nervosismo ma non riesco a fare niente che possa distogliermi dal chiodo fisso: Manuela! A breve, saranno passati 2-3 minuti, una delle ragazze che si dirigevano verso il lido (quindi verso di me) con occhiali scuri mi saluta: Alessio, ciaooo! Era Manu, bellissima come non l’avevo vista mai, nel suo costume color viola era stupenda e solare, si congedò dalle amiche, che proseguirono la passeggiata, e mi si avvicinò sotto l’ombrellone. Ci baciammo, intensamente e senza tentennamenti, quasi un atto aspettato e interiorizzato in solitudine, il nostro intento non poteva essere che quello; non ci staccammo per quasi cinque minuti, i corpi caldi emanavano passione e gioia, sapevano come muoversi e come cercarsi in ogni momento della giornata. Le chiesi subito: vuoi fare il bagno con me? Domanda che risultò inutile come chiedere a un bimbo se ama gustare un gelato, mi disse che non desiderava altro. Tra le onde sparimmo, per immergerci nel mare dei sentimenti e dell’amore, per scandagliare le nostre anime nella ricerca del piacere l’uno per l’altra, della unicità di un incontro che si era tramutato in sogno. Preso da quell’istante di felicità pregai perché la vita non mi riservasse in seguito momenti di ripensamento, avrei voluto isolare quella goccia temporale di celestiale pace interiore, ma senza dimenticare che la vita deve essere vissuta interamente. Accompagnai Manu al residence, con un tenero bacio le chiesi di rivederla il pomeriggio, lei rispose: Amore sono solo tua, a dopo! Erano le 14 del pomeriggio, in prossimità del viale che mi riportava verso il lido ripensai alle parole che per tutta la giornata mi risuonarono strane, quasi di routine, dette per fugare un dubbio o allontanare insani pensieri. La sensazione di vuoto affondò la mia mente, in pensieri che afferravano sagome senza volto e incalzavano un epilogo di smarrimento e disperazione. Mi recai a casa, mentre il sole arrostiva i tetti delle case e la sabbia del lido, il caldo insopportabile accresceva la sete e le paure che insondabili frustravano la mia voglia di serenità. Pensai al fatto di essermi innamorato di una ragazza, si ma di 22 anni e quindi notevolmente più giovane di me, potevo essere incauto e temerario al punto che lei mi accettasse nonostante quattordici anni di differenza? Certo ero prestante, facevo windsurf per quattro mesi all’anno, avevo avuto altre storie e neppure di poco conto, ma sarebbe bastato? Immerso nelle innumerevoli problematiche, che la mia mente creava a ritmo industriale, cercai di assuefarmi all’idea che la bella Manuela valeva il mio interesse e la mia risolutezza; ma come potevo creare una breccia nel suo cuore, pensare che fosse stata mia stabilmente senza che qualche altro me la portasse via? I miei sforzi mentali sfinivano anche la mia voglia di quel pomeriggio, che avrebbe riservato sulla carta dolcissimi frammenti di lucida felicità. Non pranzai, con fare frettoloso addentai un tramezzino che trovai in frigo, dopo qualche minuto sprofondai sul divano con le solite preponderanti inquietudini, con le figure e le sagome monche di presagi sfavorevoli che solo l’amore, per una donna splendida,può instaurare nel vivere di un uomo.
Dopo pochi istanti di dormiveglia, risvegliato dal profumo del caffè che mia sorella aveva preparato, e che mai come quel giorno mi regalava fragranze mediterranee, mi alzai rigenerato nello spirito e convinto di giocarmi le mie carte con Manu. Senza facili illusioni, e senza rinnegare del tutto le mie paure pregresse, cercavo di rimettere ordine alle mie iniquità rimosse, e rinnovare le aspettative di lei attraverso una condotta esemplare che mi facesse persona capace di sentimenti veri e capace di dare tutto quello che avevo dentro. Aspettai interminabili ore, mano a mano che l’appuntamento si avvicinava le mie convinzioni vacillavano, come le certezze e i punti forti della mia personalità; ma forse lei mi accettava e aveva iniziato ad accettarmi per quello, senza nessun compromesso o vincolo subordinato a qualcosa. Assorto nei miei spasmi mentali e avvinghiato ad una coscienza che mi spaventava, non riuscivo a capire quali sentimenti avrei provato nel momento in cui queste nebbie nel pensiero si fossero dissipate, che tipo di rapporto avrei potuto chiedere alla mia dolce compagna? Il momento della verità arrivò subito, presso il residence in cui Manu alloggiava la vidi salutarmi con il suo sorriso disarmante, dentro di me sentii una gioia essenziale che mi sollevò dalle cose terrene per alcuni minuti e mi proiettò in una dimensione sognante e schiva con colori e sonorità celestiali: quale spettacolo era per i miei occhi, una visione soave, i suoi capelli splendevano di luce quasi come il suo volto solare che regalava intime emozioni che nessuna vista avrebbe potuto eguagliare. La baciai senza nessun pudore, la sua bocca profumata mi regalò spazi infiniti, ritagli di tempo che avevo desiderato, e il bisogno appagato che aveva liberato l’anima dalle catene della solitudine e innalzato le mie aspirazioni sentimentali. Dopo un attimo di esitazione, con molta delicatezza le dissi: Manu tesoro, io ti amo ma nel nostro rapporto non vorrei che la differenza d’età abbia un ruolo determinante e accresca quel distacco che esiste ma potrebbe esserci solo nella mia testa senza che rappresenti un peso. Lei sorrise, il volto accentuò i lineamenti e l’eleganza nell’espressività, mi guardò con i suoi occhi che inibivano ogni mia facoltà e possibilità di replicare a tale sublime affresco che si presentava alla mia vista; nessun problema mi disse, adoro la tua persona e questo mi riempie la vita in tutti i sensi. Non passò un solo istante, l’abbracciai lasciandomi andare e sentii che i nostri corpi erano tutt’uno, mi prese la mano e a piedi nudi ci avviammo sul vialetto che conduce al mare, in un sussurro infinito le sue labbra sfiorarono le mie, dolcemente le parole diventarono ali d’aquilone per proiettarci in alto, uniti nel destino.

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