Ho percorso migliaia di volte quella scala, stretta e interminabile..
nella sua maestosa lunghezza chiusa come fortezza tra le piccole case del paese,
non era mai un peso salire quei gradini di pietra senza tempo, era oltremodo piacevole
sentire il profumo del muschio e l’odore del sugo appena fatto di chi in casa preparava
il pranzo per i propri cari. Lassù, ogni qualvolta ne avevo voglia, mi aspettava Maria,
con il suo sorriso e le mani fredde di bucato appena steso, gli occhi che si illuminavano
della mia presenza, mentre io provavo un sentimento indistinguibile tra la riconoscenza e
l’affetto per essermi sempre vicina, per farmi sentire amato anche dopo un problema o un litigio a scuola.
Lei era sempre presente nella mia vita, amabilmente sincera e prodiga per ogni piccolo bisogno
che potessi avere negli affanni quotidiani. Le domeniche spesso mi invitava a casa sua ed era
per lei ,questo momento, un giorno di festa, cucinava i mie piatti preferiti e nel suo sguardo si scorgeva
soltanto il piacere di avermi vicino per qualche ora, per lei rappresentavo il figlio che non aveva mai avuto
e malgrado io avessi dei genitori a cui volevo bene, lei riservava per me una parte d’affetto,
quella parte d’amore che per varie vicissitudini non aveva mai donato. Nei pomeriggi d’inverno,
dopo i compiti di scuola, quindicenne salivo a casa sua nella parte alta del paese, sui gradini
la trovavo intenta spesso ad alimentare il braciere, con il carbone sul quale soffiava per far sprigionare
la fiamma, le sue mani stanche lasciavano il fuoco per accarezzarmi teneramente con tutto l’affetto
di cui era capace. Ogni giorno Maria scendeva nella parte pianeggiante del paese e ci veniva a trovare,
molte volte aiutava mia madre nelle faccende domestiche, lo faceva ormai da una vita…
sin dal mio primo vagito. Quante volte da bambino si preoccupava di portarmi a scuola, di aspettarmi
all’uscita, sempre con la semplicità e l’attenzione di una madre premurosa, quale sarebbe stata
se ne avesse avuto l’opportunità nella vita, infatti dai suoi racconti sempre molto sbiaditi
venni a sapere di un suo corteggiatore che era andato in guerra e non era più tornato,
forse questo aveva in lei reso sterile la sua voglia di crearsi una famiglia per un senso di privazione
forte che interiormente l’aveva intaccata. Non ho mai voluto riappropriarmi dei suoi ricordi,
per una sorte di grande rispetto e anche per non vederla soffrire inutilmente, ma anche io
provavo timore a pensare a tutto questo, una specie di pudore che scandiva ogni pensiero e mi
alterava i sentimenti. Nel corso degli anni fino all’università ho sempre avuto come punto di riferimento
l’affetto di Maria, che unitamente a mia Nonna materna e ai miei genitori rappresentava
uno spiraglio aperto e generoso che la vita mi riservava con magnanima e sconfinata generosità.
Portavo con me la semplicità della sua persona e quelle tenere attenzioni che unitamente
al suo sguardo mi infondevano tranquillità e pace, regalandomi istanti di felicità quasi infantili
nella genuina espressione di chi sente per l’altro un vincolo inscindibile. A un mese dal mio matrimonio
e con l’ultimo sorriso elargito il giorno in cui le presentai la mia futura moglie, Maria aveva lasciato
questa vita per intraprendere un cammino a cui la sua bontà e la sua anima immacolata l’avevano condotta,
il tempo passa e lei rimane nel mio cuore con la stessa felicità di una volta regalando ai miei pensieri
un fiore di speranza..
Con il tempo ho conservato dentro di me ogni ricordo, da quel marzo 1993
in cui le sue mani e il suo sguardo hanno cessato di regalarmi la gioia quotidiana e l’abbraccio
a cui non rinunciavo più da tempo, continuo a percorrere nella memoria l’antica scalinata sospesa
tra le casupole scrostate del paese e le sue mani sono sempre lì, vicine ad accarezzarmi come
una volta e a farmi sentire l’amore infinito del suo cuore.…
domenica 15 maggio 2011
martedì 18 gennaio 2011
Immagini
I giorni distillano paure
nelle anime svuotate ed immobili,
senza un perché o un plausibile senso..
ansie e ricordi frammentati
come mosaici sbiaditi e lontani..
Ogni pausa mi allontana da te,
dai tuoi silenzi senza tempo,
mentre irreale è il respiro uggioso
che affanna ogni mio risveglio
e un bicchiere vuoto da anni
nel quale ho riversato solo solitudine..
sono sfere insicure per il mio viaggiare
e svaniscono come sottili pupille
senza più immagini all’orizzonte.
nelle anime svuotate ed immobili,
senza un perché o un plausibile senso..
ansie e ricordi frammentati
come mosaici sbiaditi e lontani..
Ogni pausa mi allontana da te,
dai tuoi silenzi senza tempo,
mentre irreale è il respiro uggioso
che affanna ogni mio risveglio
e un bicchiere vuoto da anni
nel quale ho riversato solo solitudine..
sono sfere insicure per il mio viaggiare
e svaniscono come sottili pupille
senza più immagini all’orizzonte.
venerdì 5 novembre 2010
Un ultimo sussulto
Un ultimo sussulto
sferza il respiro e ogni inganno,
l’omertà incallita di chi non vive.
Tra le dune dell’anima
scorre un sangue di speranza
che lava come fiume ogni mia paura,
tra canti ed emozioni rimugino
innocenti angoli di cielo
che mi appartengono ancora,
così come le ore trascorse
a inseguire sogni ingabbiati
e lucertole di passato.
sferza il respiro e ogni inganno,
l’omertà incallita di chi non vive.
Tra le dune dell’anima
scorre un sangue di speranza
che lava come fiume ogni mia paura,
tra canti ed emozioni rimugino
innocenti angoli di cielo
che mi appartengono ancora,
così come le ore trascorse
a inseguire sogni ingabbiati
e lucertole di passato.
domenica 3 ottobre 2010
Spifferi di salsedine
Spifferi di salsedine
sui fichi d'india rossi,
le mani giunte a rubare fiato
e inondare di respiro i giorni.
E' sfigurato ogni ricordo,
ogni sibilo di parole perdute..
di mani incarnate di speranza
nel destino mattutino.
Strozzo in gola inganni e figure
sempre più insensibili, afone..
incontestabili misteri del tempo
che la vita misura con solchi sbiaditi
e lascia macerare senza lamenti...
I miei passi sono innocenti
come il risveglio dei figli all'alba,
di nuvole inestricabili tra luce e grano
nel mite autunno della vita.
sui fichi d'india rossi,
le mani giunte a rubare fiato
e inondare di respiro i giorni.
E' sfigurato ogni ricordo,
ogni sibilo di parole perdute..
di mani incarnate di speranza
nel destino mattutino.
Strozzo in gola inganni e figure
sempre più insensibili, afone..
incontestabili misteri del tempo
che la vita misura con solchi sbiaditi
e lascia macerare senza lamenti...
I miei passi sono innocenti
come il risveglio dei figli all'alba,
di nuvole inestricabili tra luce e grano
nel mite autunno della vita.
sabato 26 giugno 2010
Angeli innocenti (Ai miei 4 figli)
Angeli innocenti
sfiorano la mia anima
come piccoli soffi di vita,
sibilando gioia tra mattini
inondati di candide carezze,
lontani sono i rigurgiti di noia
di fontane stralunate nel cemento.
Il sorriso dilaga nelle certezze
nei sogni e rintocchi di speranza,
come figure di alabastro essi
respireranno viva la mia solitudine,
in un giorno privo di quest’oggi sublime
stanco di affanni consumati nella preghiera.
sfiorano la mia anima
come piccoli soffi di vita,
sibilando gioia tra mattini
inondati di candide carezze,
lontani sono i rigurgiti di noia
di fontane stralunate nel cemento.
Il sorriso dilaga nelle certezze
nei sogni e rintocchi di speranza,
come figure di alabastro essi
respireranno viva la mia solitudine,
in un giorno privo di quest’oggi sublime
stanco di affanni consumati nella preghiera.
venerdì 11 giugno 2010
Il fumo della vita
Anch’io un giorno sarò polvere
dispersa oltre il fumo della vita,
Sarò forse flebile soffio,
nel momento inviolabile
dell’anima che distilla l’eterno,
spazierò tra eremi d’argilla,
oltre i vincoli e le parole
saluterò inganni e ansie...i sogni.
Salirò scale di gesso, bianche
con la sabbia della vita tra le dita
senza sguardi sul passato,
aspettando l’alba d’ogni giorno
che silente annuncia il mattino.
dispersa oltre il fumo della vita,
Sarò forse flebile soffio,
nel momento inviolabile
dell’anima che distilla l’eterno,
spazierò tra eremi d’argilla,
oltre i vincoli e le parole
saluterò inganni e ansie...i sogni.
Salirò scale di gesso, bianche
con la sabbia della vita tra le dita
senza sguardi sul passato,
aspettando l’alba d’ogni giorno
che silente annuncia il mattino.
lunedì 24 maggio 2010
A mia nonna!
C'è una donna che il tempo mi ha rubato, lasciandomi privo di sentimenti e di quella
gioia che mi regalavano i suoi gesti quotidiani, una tenera donna calata nella sua
veste nera e con quell’odore buono di paese, le sue mani invecchiate e calde che
riscaldavano il mio cuore di ragazzo..Ogni suo sguardo era una sinfonia di pace, di
amore mai colmo e le mattine in cui mi risvegliavo con lei accanto sapevano di
buono, come di pane appena sfornato. Non riesco a descrivere quanto mi manchi nonna,
ma il pianto solca spesso le mie guance nel ricordo, le sere scendono lievi
assaporando con amore quei momenti trascorsi insieme e viaggia il pensiero
immaginando un momento, "quel momento" in cui ti riabbraccerò sorridente e felice.
Oggi è successo, ti ho pensato come sempre e ho pianto, ti ho rivista nel tuo abito
di lana consunto e quelle tue mani -che adoravo- a trattenere il rosario per la
preghiera, oggi ti amo ancora come sempre, e vorrei dirti quanto soffro ancora senza
di te...non ti potrò mai dimenticare nonna, pensando ai giorni in cui, al ritorno
dall'Università, il tuo sorriso mi veniva incontro e nella gioia del mio arrivo mi
scrutavi per vedere, se durante l'assenza da casa, ero dimagrito...E' dolcissimo
rammentarti, ha un sapore di pace interiore e mi assicura la forza necessaria per
affrontare la vita. Il tuo volto è di fronte a me, stanco ma felice..a vegliare con
la tua solita bontà, in quell’angolo del balcone che dà verso la strada ti vedo
ancora intenta a scaldarti nei primi tepori di maggio, seduta sulla tua seggiola di
legno impagliata a salutare, con un cenno o uno sguardo ammiccante, quanti
riconoscendoti allungavano le mani in segno di saluto. Che dire nonna, ho passato
con te gli anni più dolci e teneri della mia adolescenza, l’amore che mi hai donato
sgorga ancora dal mio cuore e il tuo dolcissimo volto sfiora spesso le mie notti
rassicurandomi sulla vita e sulle paure quotidiane. Grazie ancora nonna per essere
stata la mia maestra, per avermi amato come pochi e per le tue preghiere da lassù
che silenziose custodiscono un sussurro di pace. Tuo nipote, Salvo
gioia che mi regalavano i suoi gesti quotidiani, una tenera donna calata nella sua
veste nera e con quell’odore buono di paese, le sue mani invecchiate e calde che
riscaldavano il mio cuore di ragazzo..Ogni suo sguardo era una sinfonia di pace, di
amore mai colmo e le mattine in cui mi risvegliavo con lei accanto sapevano di
buono, come di pane appena sfornato. Non riesco a descrivere quanto mi manchi nonna,
ma il pianto solca spesso le mie guance nel ricordo, le sere scendono lievi
assaporando con amore quei momenti trascorsi insieme e viaggia il pensiero
immaginando un momento, "quel momento" in cui ti riabbraccerò sorridente e felice.
Oggi è successo, ti ho pensato come sempre e ho pianto, ti ho rivista nel tuo abito
di lana consunto e quelle tue mani -che adoravo- a trattenere il rosario per la
preghiera, oggi ti amo ancora come sempre, e vorrei dirti quanto soffro ancora senza
di te...non ti potrò mai dimenticare nonna, pensando ai giorni in cui, al ritorno
dall'Università, il tuo sorriso mi veniva incontro e nella gioia del mio arrivo mi
scrutavi per vedere, se durante l'assenza da casa, ero dimagrito...E' dolcissimo
rammentarti, ha un sapore di pace interiore e mi assicura la forza necessaria per
affrontare la vita. Il tuo volto è di fronte a me, stanco ma felice..a vegliare con
la tua solita bontà, in quell’angolo del balcone che dà verso la strada ti vedo
ancora intenta a scaldarti nei primi tepori di maggio, seduta sulla tua seggiola di
legno impagliata a salutare, con un cenno o uno sguardo ammiccante, quanti
riconoscendoti allungavano le mani in segno di saluto. Che dire nonna, ho passato
con te gli anni più dolci e teneri della mia adolescenza, l’amore che mi hai donato
sgorga ancora dal mio cuore e il tuo dolcissimo volto sfiora spesso le mie notti
rassicurandomi sulla vita e sulle paure quotidiane. Grazie ancora nonna per essere
stata la mia maestra, per avermi amato come pochi e per le tue preghiere da lassù
che silenziose custodiscono un sussurro di pace. Tuo nipote, Salvo
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Grazie per questa bellissima poesia, dove i sensi fluttuano come le onde del mare. Io stavo per "affogare" ... Poi mi sono salvata ... Per un soffio!