domenica 15 maggio 2011

A Maria...

Ho percorso migliaia di volte quella scala, stretta e interminabile.. nella sua maestosa lunghezza chiusa come fortezza tra le piccole case del paese, non era mai un peso salire quei gradini di pietra senza tempo, era oltremodo piacevole sentire il profumo del muschio e l’odore del sugo appena fatto di chi in casa preparava il pranzo per i propri cari. Lassù, ogni qualvolta ne avevo voglia, mi aspettava Maria, con il suo sorriso e le mani fredde di bucato appena steso, gli occhi che si illuminavano della mia presenza, mentre io provavo un sentimento indistinguibile tra la riconoscenza e l’affetto per essermi sempre vicina, per farmi sentire amato anche dopo un problema o un litigio a scuola. Lei era sempre presente nella mia vita, amabilmente sincera e prodiga per ogni piccolo bisogno che potessi avere negli affanni quotidiani. Le domeniche spesso mi invitava a casa sua ed era per lei ,questo momento, un giorno di festa, cucinava i mie piatti preferiti e nel suo sguardo si scorgeva soltanto il piacere di avermi vicino per qualche ora, per lei rappresentavo il figlio che non aveva mai avuto e malgrado io avessi dei genitori a cui volevo bene, lei riservava per me una parte d’affetto, quella parte d’amore che per varie vicissitudini non aveva mai donato. Nei pomeriggi d’inverno, dopo i compiti di scuola, quindicenne salivo a casa sua nella parte alta del paese, sui gradini la trovavo intenta spesso ad alimentare il braciere, con il carbone sul quale soffiava per far sprigionare la fiamma, le sue mani stanche lasciavano il fuoco per accarezzarmi teneramente con tutto l’affetto di cui era capace. Ogni giorno Maria scendeva nella parte pianeggiante del paese e ci veniva a trovare, molte volte aiutava mia madre nelle faccende domestiche, lo faceva ormai da una vita… sin dal mio primo vagito. Quante volte da bambino si preoccupava di portarmi a scuola, di aspettarmi all’uscita, sempre con la semplicità e l’attenzione di una madre premurosa, quale sarebbe stata se ne avesse avuto l’opportunità nella vita, infatti dai suoi racconti sempre molto sbiaditi venni a sapere di un suo corteggiatore che era andato in guerra e non era più tornato, forse questo aveva in lei reso sterile la sua voglia di crearsi una famiglia per un senso di privazione forte che interiormente l’aveva intaccata. Non ho mai voluto riappropriarmi dei suoi ricordi, per una sorte di grande rispetto e anche per non vederla soffrire inutilmente, ma anche io provavo timore a pensare a tutto questo, una specie di pudore che scandiva ogni pensiero e mi alterava i sentimenti. Nel corso degli anni fino all’università ho sempre avuto come punto di riferimento l’affetto di Maria, che unitamente a mia Nonna materna e ai miei genitori rappresentava uno spiraglio aperto e generoso che la vita mi riservava con magnanima e sconfinata generosità. Portavo con me la semplicità della sua persona e quelle tenere attenzioni che unitamente al suo sguardo mi infondevano tranquillità e pace, regalandomi istanti di felicità quasi infantili nella genuina espressione di chi sente per l’altro un vincolo inscindibile. A un mese dal mio matrimonio e con l’ultimo sorriso elargito il giorno in cui le presentai la mia futura moglie, Maria aveva lasciato questa vita per intraprendere un cammino a cui la sua bontà e la sua anima immacolata l’avevano condotta, il tempo passa e lei rimane nel mio cuore con la stessa felicità di una volta regalando ai miei pensieri un fiore di speranza..
Con il tempo ho conservato dentro di me ogni ricordo, da quel marzo 1993 in cui le sue mani e il suo sguardo hanno cessato di regalarmi la gioia quotidiana e l’abbraccio a cui non rinunciavo più da tempo, continuo a percorrere nella memoria l’antica scalinata sospesa tra le casupole scrostate del paese e le sue mani sono sempre lì, vicine ad accarezzarmi come una volta e a farmi sentire l’amore infinito del suo cuore.…

martedì 18 gennaio 2011

Immagini

I giorni distillano paure

nelle anime svuotate ed immobili,

senza un perché o un plausibile senso..

ansie e ricordi frammentati

come mosaici sbiaditi e lontani..

Ogni pausa mi allontana da te,

dai tuoi silenzi senza tempo,

mentre irreale è il respiro uggioso

che affanna ogni mio risveglio

e un bicchiere vuoto da anni

nel quale ho riversato solo solitudine..

sono sfere insicure per il mio viaggiare

e svaniscono come sottili pupille

senza più immagini all’orizzonte.

venerdì 5 novembre 2010

Un ultimo sussulto

Un ultimo sussulto

sferza il respiro e ogni inganno,

l’omertà incallita di chi non vive.

Tra le dune dell’anima

scorre un sangue di speranza

che lava come fiume ogni mia paura,

tra canti ed emozioni rimugino

innocenti angoli di cielo

che mi appartengono ancora,

così come le ore trascorse

a inseguire sogni ingabbiati

e lucertole di passato.

domenica 3 ottobre 2010

Spifferi di salsedine

Spifferi di salsedine

sui fichi d'india rossi,

le mani giunte a rubare fiato

e inondare di respiro i giorni.

E' sfigurato ogni ricordo,

ogni sibilo di parole perdute..

di mani incarnate di speranza

nel destino mattutino.

Strozzo in gola inganni e figure

sempre più insensibili, afone..

incontestabili misteri del tempo

che la vita misura con solchi sbiaditi

e lascia macerare senza lamenti...

I miei passi sono innocenti

come il risveglio dei figli all'alba,

di nuvole inestricabili tra luce e grano

nel mite autunno della vita.

sabato 26 giugno 2010

Angeli innocenti (Ai miei 4 figli)

Angeli innocenti

sfiorano la mia anima

come piccoli soffi di vita,

sibilando gioia tra mattini

inondati di candide carezze,

lontani sono i rigurgiti di noia

di fontane stralunate nel cemento.

Il sorriso dilaga nelle certezze

nei sogni e rintocchi di speranza,

come figure di alabastro essi

respireranno viva la mia solitudine,

in un giorno privo di quest’oggi sublime

stanco di affanni consumati nella preghiera.

venerdì 11 giugno 2010

Il fumo della vita

Anch’io un giorno sarò polvere

dispersa oltre il fumo della vita,

Sarò forse flebile soffio,

nel momento inviolabile

dell’anima che distilla l’eterno,

spazierò tra eremi d’argilla,

oltre i vincoli e le parole

saluterò inganni e ansie...i sogni.

Salirò scale di gesso, bianche

con la sabbia della vita tra le dita

senza sguardi sul passato,

aspettando l’alba d’ogni giorno

che silente annuncia il mattino.

lunedì 24 maggio 2010

A mia nonna!

C'è una donna che il tempo mi ha rubato, lasciandomi privo di sentimenti e di quella

gioia che mi regalavano i suoi gesti quotidiani, una tenera donna calata nella sua

veste nera e con quell’odore buono di paese, le sue mani invecchiate e calde che

riscaldavano il mio cuore di ragazzo..Ogni suo sguardo era una sinfonia di pace, di

amore mai colmo e le mattine in cui mi risvegliavo con lei accanto sapevano di

buono, come di pane appena sfornato. Non riesco a descrivere quanto mi manchi nonna,

ma il pianto solca spesso le mie guance nel ricordo, le sere scendono lievi

assaporando con amore quei momenti trascorsi insieme e viaggia il pensiero

immaginando un momento, "quel momento" in cui ti riabbraccerò sorridente e felice.

Oggi è successo, ti ho pensato come sempre e ho pianto, ti ho rivista nel tuo abito

di lana consunto e quelle tue mani -che adoravo- a trattenere il rosario per la

preghiera, oggi ti amo ancora come sempre, e vorrei dirti quanto soffro ancora senza

di te...non ti potrò mai dimenticare nonna, pensando ai giorni in cui, al ritorno

dall'Università, il tuo sorriso mi veniva incontro e nella gioia del mio arrivo mi

scrutavi per vedere, se durante l'assenza da casa, ero dimagrito...E' dolcissimo

rammentarti, ha un sapore di pace interiore e mi assicura la forza necessaria per

affrontare la vita. Il tuo volto è di fronte a me, stanco ma felice..a vegliare con

la tua solita bontà, in quell’angolo del balcone che dà verso la strada ti vedo

ancora intenta a scaldarti nei primi tepori di maggio, seduta sulla tua seggiola di

legno impagliata a salutare, con un cenno o uno sguardo ammiccante, quanti

riconoscendoti allungavano le mani in segno di saluto. Che dire nonna, ho passato

con te gli anni più dolci e teneri della mia adolescenza, l’amore che mi hai donato

sgorga ancora dal mio cuore e il tuo dolcissimo volto sfiora spesso le mie notti

rassicurandomi sulla vita e sulle paure quotidiane. Grazie ancora nonna per essere

stata la mia maestra, per avermi amato come pochi e per le tue preghiere da lassù

che silenziose custodiscono un sussurro di pace. Tuo nipote, Salvo