Il mio passo si frantuma,
cede alla furia del tempo
logoro d’inquietudine,
ora dopo ora s’annienta
nell’ansia di inviolabili certezze,
aspetto che il desiderio di giustizia
sconvolga questa mia coscienza,
immagino sentieri di pace
e cascate di sorrisi eterni,
inerti sofferenze sbiadite
e dissolti dall’amore del padre,
indissolubili abbracci di luce
nella grazia infinita di Cristo.
venerdì 3 luglio 2009
sabato 6 giugno 2009
Respiro
Respiro
le stelle
in cerca
d’eterno,
in cerca di
orizzonti
di luce,
di profumo
d’anime
immortali.
le stelle
in cerca
d’eterno,
in cerca di
orizzonti
di luce,
di profumo
d’anime
immortali.
domenica 17 maggio 2009
Ho ascoltato il mare
Ho ascoltato il mare
nel suo indomito cavalcare,
nei rigurgiti schiumosi di sabbia,
nell’umido affiorare delle stelle.
Ho restituito ogni pensiero alla luce,
alle parole e alla forza dei tuoi sguardi,
nel silenzio che mi avvinghia a te
una brezza leggera diffonde il ricordo.
Ieri come oggi è presente l’aria dei tuoi passi,
si colorano i muri di desiderio e
le tue braccia protese al sole
sfumano ogni ansia e riverbero d’asfalto.
Com’è dolce il tuo respiro
quella tua bocca impaziente di sorrisi,
il senso di pace che riempie il giorno
ovattando onde di civiltà e stridule anime.
Com’è vivo il rintocco dei sogni sotto questo cielo
a frantumare idee e segni di questo tempo,
nella carezza che affievolisce ogni materia
e nella sera che seppelisce ogni bagliore.
nel suo indomito cavalcare,
nei rigurgiti schiumosi di sabbia,
nell’umido affiorare delle stelle.
Ho restituito ogni pensiero alla luce,
alle parole e alla forza dei tuoi sguardi,
nel silenzio che mi avvinghia a te
una brezza leggera diffonde il ricordo.
Ieri come oggi è presente l’aria dei tuoi passi,
si colorano i muri di desiderio e
le tue braccia protese al sole
sfumano ogni ansia e riverbero d’asfalto.
Com’è dolce il tuo respiro
quella tua bocca impaziente di sorrisi,
il senso di pace che riempie il giorno
ovattando onde di civiltà e stridule anime.
Com’è vivo il rintocco dei sogni sotto questo cielo
a frantumare idee e segni di questo tempo,
nella carezza che affievolisce ogni materia
e nella sera che seppelisce ogni bagliore.
martedì 28 aprile 2009
Abruzzo
Ho visto il terrore,
dipinto sul volto scarno
degli sfollati,
ho rivisto in loro
il Cristo sulla croce,
flagellato
dagli uomini
e dalla loro ipocrisia,
il mio cammino
si è fatto abbraccio
e morde il tempo
con le scuri di pianto,
in fila la morte
ha rappreso
l’ultimo sangue,
e con esso la vita
che animava i luoghi
del ricordo.
Un vecchio vaga
tra macerie e disperazione,
conta i giorni
trascorsi dal terremoto,
abbandona ogni motivo
per guardare in faccia
il destino.
Ogni istante
ha lo sguardo dei vinti,
nella miseria fredda
delle tendopoli,
in un grigio mattino
sfumato dai canti
dei bambini,
da un timido sorriso
nella nebbia.
dipinto sul volto scarno
degli sfollati,
ho rivisto in loro
il Cristo sulla croce,
flagellato
dagli uomini
e dalla loro ipocrisia,
il mio cammino
si è fatto abbraccio
e morde il tempo
con le scuri di pianto,
in fila la morte
ha rappreso
l’ultimo sangue,
e con esso la vita
che animava i luoghi
del ricordo.
Un vecchio vaga
tra macerie e disperazione,
conta i giorni
trascorsi dal terremoto,
abbandona ogni motivo
per guardare in faccia
il destino.
Ogni istante
ha lo sguardo dei vinti,
nella miseria fredda
delle tendopoli,
in un grigio mattino
sfumato dai canti
dei bambini,
da un timido sorriso
nella nebbia.
mercoledì 8 aprile 2009
L'ultimo respiro (dedicato alla gente d'Abruzzo)
Una mano, un gesto
tra lamenti e disperazione
tra i palazzi
crollati nel vuoto,
tra le vite recise
una ad una
senza un perché,
sono padre
e figlio,
sono anche fratello
e amico
della gente d’Abruzzo,
il loro pianto
è il mio pianto,
l’anima squarciata
nel silenzio,
nell’attesa
che il tempo
riprenda la sua
corsa inarrestabile.
La morte
è là
cristallizzata
negli sguardi fermi,
nei corpi polverosi
del presente,
il pianto lontano
che riemerge
senza più
nessuno ad ascoltarlo,
non ci sono
più lacrime,
solo macerie
a calpestare
quelle genti
nobili e sane,
a rendere vano
l’ultimo respiro.
tra lamenti e disperazione
tra i palazzi
crollati nel vuoto,
tra le vite recise
una ad una
senza un perché,
sono padre
e figlio,
sono anche fratello
e amico
della gente d’Abruzzo,
il loro pianto
è il mio pianto,
l’anima squarciata
nel silenzio,
nell’attesa
che il tempo
riprenda la sua
corsa inarrestabile.
La morte
è là
cristallizzata
negli sguardi fermi,
nei corpi polverosi
del presente,
il pianto lontano
che riemerge
senza più
nessuno ad ascoltarlo,
non ci sono
più lacrime,
solo macerie
a calpestare
quelle genti
nobili e sane,
a rendere vano
l’ultimo respiro.
sabato 4 aprile 2009
Pollino
Ho salito impervi sentieri
con il passo attento,
tra le tue meraviglie,
ho ascoltato i battiti
e la tua anima Pollino:
gigante dal cuore gentile,
cullato dai tuoi venti
e dalle emozioni che svelano
il tuo maestoso apparire.
Amo le tue dolci forme,
e le terre bianche di neve
e quei pini millenari
che ti appartengono da tempo
appesi nei cieli sovrastanti.
Non dimenticherò mai
quei passi sulla Serra di Crispo,
tra il vento e la nebbia
felice di essere in cima,
con l’anima infantile che
regala al tuo pensiero
ancora un sussulto,
e mi riporta a quell’incanto:
alla tua sagoma irripetibile.
Tra i nevai sfolgoranti
di luce e candore
ha soggiornato il mio pensiero,
vissuto mille volte
i tuoi inverni,
e accarezzato le cime
con l’affetto di figlio,
senza abbassare lo sguardo
continuo a desiderarti
e sperare giorno dopo giorno
di averti sempre nei miei occhi
con il passo attento,
tra le tue meraviglie,
ho ascoltato i battiti
e la tua anima Pollino:
gigante dal cuore gentile,
cullato dai tuoi venti
e dalle emozioni che svelano
il tuo maestoso apparire.
Amo le tue dolci forme,
e le terre bianche di neve
e quei pini millenari
che ti appartengono da tempo
appesi nei cieli sovrastanti.
Non dimenticherò mai
quei passi sulla Serra di Crispo,
tra il vento e la nebbia
felice di essere in cima,
con l’anima infantile che
regala al tuo pensiero
ancora un sussulto,
e mi riporta a quell’incanto:
alla tua sagoma irripetibile.
Tra i nevai sfolgoranti
di luce e candore
ha soggiornato il mio pensiero,
vissuto mille volte
i tuoi inverni,
e accarezzato le cime
con l’affetto di figlio,
senza abbassare lo sguardo
continuo a desiderarti
e sperare giorno dopo giorno
di averti sempre nei miei occhi
sabato 28 marzo 2009
Etoile
Ricordo ancora il tuo viso,
le gambe snelle di giraffa
che salivano come trampoli
nella mia testa di adolescente,
ricordo i gesti per me inusuali
che accarezzavano l’attimo
trascorso a guardarti e sognare.
Il respiro di quei giorni lieti,
e i tuoi passi nel vuoto
a mimare quasi una danza
la mia occasione d’ incontro.
Il sole tra i capelli lunghissimi,
le pause create per piacerti
anche con un cenno innocuo:
goffo e impacciato romantico
stretto nell’infantile corazza.
Ho riaperto quella ferita,
innumerevoli volte,
stanco delle mie paure
e di quella timidezza
che non mi apparteneva più.
Quanto avrei voluto allora
solcare i tuoi interminabili silenzi,
uno alla volta, in ginocchio
nella magia di quell’illusione,
anelito di immutate speranze.
Negli anni è intatta
quella sete di ricordi,
la voce del rimpianto
nel vestiario rassegnato del tempo.
Oggi è lieve rammentarti,
come spuma di mare all’orizzonte,
adagiata sul fiume della vita
sussurrando parole lontane.
le gambe snelle di giraffa
che salivano come trampoli
nella mia testa di adolescente,
ricordo i gesti per me inusuali
che accarezzavano l’attimo
trascorso a guardarti e sognare.
Il respiro di quei giorni lieti,
e i tuoi passi nel vuoto
a mimare quasi una danza
la mia occasione d’ incontro.
Il sole tra i capelli lunghissimi,
le pause create per piacerti
anche con un cenno innocuo:
goffo e impacciato romantico
stretto nell’infantile corazza.
Ho riaperto quella ferita,
innumerevoli volte,
stanco delle mie paure
e di quella timidezza
che non mi apparteneva più.
Quanto avrei voluto allora
solcare i tuoi interminabili silenzi,
uno alla volta, in ginocchio
nella magia di quell’illusione,
anelito di immutate speranze.
Negli anni è intatta
quella sete di ricordi,
la voce del rimpianto
nel vestiario rassegnato del tempo.
Oggi è lieve rammentarti,
come spuma di mare all’orizzonte,
adagiata sul fiume della vita
sussurrando parole lontane.
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